''Doha, la strada verso Tokyo è quella giusta''

06 Ottobre 2019

Il bilancio del presidente FIDAL Alfio Giomi: "Il vertice internazionale è lontano ma la crescita azzurra è palese". Il DT La Torre: "Invertito il mood, abbiamo futuro e leader"


 

Ultima giornata dei Mondiali di Doha, il bilancio del presidente FIDAL Alfio Giomi e del direttore tecnico Antonio La Torre. “In questo Mondiale volevamo valutare se la strada intrapresa fosse quella giusta, se la crescita che si è manifestata negli ultimi mesi fosse reale oppure no - le parole del presidente Giomi - Dal mio punto di vista è così, è palese la crescita dell’atletica italiana, ed è palese anche grazie ai risultati delle staffette: due in finale, due record italiani, un nono e un decimo posto. Automaticamente due pass per i Giochi e altre tre squadre qualificate di fatto”. Il DT La Torre, che si è detto “perennemente insoddisfatto”, valuta in maniera positiva la spedizione azzurra: “Eravamo qui per capire quale consistenza avesse il movimento, ed è stata la conferma che abbiamo invertito un ‘mood’ - il suo commento - Siamo usciti da Berlino lavorando tutti insieme per portare in luce quanto di buono era stato fatto, passando dall’io al noi. Stiamo costruendo un ponte tra passato e domani. E in questa costruzione abbiamo iniziato a mettere dei pilastri solidi. Non siamo ancora soddisfatti di quello che abbiamo fatto: sei finalisti e il 50% dei nostri atleti ha migliorato a Doha il proprio ranking stagionale. Dobbiamo diventare ancora più bravi ma oggi possiamo dire che di leader ne abbiamo, che c’è futuro, e che abbiamo già iniziato i colloqui con gli atleti che andranno a Tokyo: questo Mondiale ci ha detto chi può stare con personalità nel contesto olimpico”.

GIOMI

“ANCORA TANTO DA FARE” - “Siamo ancora lontani dai vertici dell’atletica internazionale, ma l’atletica è l’unico vero sport globale. Non ci sono discipline al mondo simili alla nostra, a oggi 40 nazioni sono già andate a medaglia. La globalizzazione fa sì che l’impegno debba essere sempre maggiore. Riteniamo che la strada sia quella giusta. Siamo lontani dalla meta, inutile nasconderlo. Soddisfatti, sì, ma consapevoli che c’è da fare ancora tanto. Io so da dove sono partito quando ho iniziato a fare il presidente, e so dove siamo oggi. Oggi la nostra è una squadra diversa”. 

“VALORIZZATO IL LAVORO DELLE SOCIETÀ” - “La partecipazione a Doha doveva essere la più ampia possibile. Abbiamo portato tutti coloro che hanno raggiunto lo standard, e abbiamo tagliato una parte di chi ha ricevuto l’invito dalla IAAF. I convocati erano tanti, 66, e l’abbiamo fatto per rispettare il lavoro delle società. La federazione senza le società è nulla, e deve valorizzare il loro impegno sul territorio. Loro creano il movimento. La politica della federazione è dare l’opportunità a chi lo ha meritato sul campo. Diversi, invece, sono i criteri per Tokyo: porteremo la squadra più stretta possibile e solo chi potrà partecipare in maniera significativa. È una macrostagione di due anni: a Yokohama si dovevano creare le condizioni, a Doha si doveva verificare il lavoro svolto, a Tokyo dobbiamo raggiungere risultati”. 

“RIFAREI TUTTO” - “Farei qualcosa di diverso? No, dalla nomina di Antonio la Torre rifarei tutto quello che ho fatto. Spesso non sono d’accordo con la composizione delle staffette e glielo dico…”.

EUROPEI 2024 - “Ringrazio l’ambasciatore d’Italia in Qatar Pasquale Salzano che è stato determinante per Casa Atletica Italiana e il ministro Vincenzo Spadafora che ci ha onorato della presenza nelle prime giornate. Abbiamo parlato anche dell’ipotesi di ospitare a Roma gli Europei 2024. Al ritorno in Italia, martedì, avremo subito un incontro con il ministro, perché vogliamo convincere European Athletics che Roma sia la candidatura migliore. Dal 16 al 18 ottobre avremo la visita della EA che ci valuterà. In tempi molto brevi speriamo si riesca a sciogliere il nodo”. 

LA TORRE

LEADER - “Non sto neanche a spiegare il valore del settimo posto di Filippo Tortu nei 100, e il record italiano con la staffetta nonostante un fastidio muscolare. Sentiva molto contratta la parte posteriore della muscolatura. Ricordiamoci che veniva da uno strappo. In 45 giorni lavorando duro lo abbiamo ritrovato. Davide Re? Il ragazzo della porta accanto, ma con i panni da agonista ha fatto un passo gigantesco dall’Europa al mondo. Eleonora Giorgi: per lei ‘brain is the boss’. Ha una storia difficile di scelte tecniche dolorose e di squalifiche. L’abbiamo aiutata a cambiare. Abbiamo viaggiato insieme e man mano questa donna straordinaria ha preso consapevolezza dei propri mezzi: nella 50 km hanno vinto le più allenate e le più forti di testa. E che dire dello spirito di Luminosa Bogliolo, che è andata a prendersi sul campo una semifinale e stasera ci proverà”.

LE STAFFETTE - “È molto realistico che avremo cinque staffette alle Olimpiadi con ambizioni di finale. La bontà dell’impianto di Yokohama è confermato anche dalla prestazione della 4x100 femminile. Quattro operaie. E in questo gruppo possiamo aggiungere le giovani Fontana e Kaddari, abbiamo futuro. Nella 4x400 maschile abbiamo ritrovato la ferocia di Matteo Galvan e stiamo ragionando sull’idea di schierare Re in prima frazione nella finale di stasera, perché vogliamo inseguire il record italiano ed essere in lotta dall’inizio. Ieri ci hanno telefonato alcuni dei quattrocentisti che detengono il primato da oltre trent’anni e vogliono che venga battuto. Grosso rimpianto la staffetta 4x400 femminile: siamo stati per un’ora in camera d’appello per il ricorso ma non c’è stato niente da fare. La 4x100 maschile? Filippo aveva la sensazione che Rodgers lo avesse toccato, in realtà è stato un forte crampo. Marcell Jacobs 8.90 in frazione e la consistenza di una squadra vuol dire che cambiando in corsa (fuori Desalu, dentro Cattaneo) si migliora comunque il record italiano”.

VERSO TOKYO - “Convocherò tutti a Grosseto a inizio novembre. Gimbo Tamberi mi ha detto che non vorrebbe andare in vacanza: gli ho risposto di staccare, e che basta con il mantra ‘o Tokyo o morte’. Stiamo parlando con tutti gli atleti top, abbiamo le idee chiarissime sul percorso di Stecchi, il primo a non essere contento di come sia andata la finale, di Crippa che stasera ha un’occasione importante nei 10.000 per far vedere quanto vale, di Sottile che qui a Doha non si è perso: si è trovato in cima al mondo all’improvviso e ci sono tutte le premesse perché il prossimo anno sia tra i protagonisti. Il pesista Fabbri: fallimento a Berlino, fallimento a Glasgow, qui primo degli esclusi con 20,75, è una maturazione importante. Yassine Rachik: il suo senso di appartenenza alla squadra l’ha confermato negli ultimi cinque chilometri quando aveva un blocco all’anca. Bellissima l’intervista di Massimo Stano che non ha cercato alibi. Antonella Palmisano veniva da una stagione tribolata e ha portato a termine una gara difficile”.

SPRINT - “A Desalu questo mondiale è servito per capire la dimensione su cui dobbiamo lavorare. Aiuteremo il suo giovane tecnico a crescere. Jacobs per noi resta un lunghista, non scopro nulla se dico che ha chance maggiori lì. Gli abbiamo fornito assistenza quotidiana e continueremo: il colloquio verso Tokyo inizia parlando di lungo e staffetta. Tortu: finalmente abbiamo un velocista in finale un ragazzo che ha riportato attenzioni sull’atletica. L’ho frequentato tutte le settimane e se c’è qualcuno che era imbestialito durante la riabilitazione dall’infortunio era proprio lui. Adesso dobbiamo lavorare per avvicinarci al podio. 100 o 200? Io mi fermerei sui 100 fino a Tokyo e penserei nel prossimo quadriennio a diventare uno dei più grandi velocisti”. 

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