Roma boom: Duplantis 6,15, Crippa record 3000

17 Settembre 2020

Golden Gala sensazionale: migliore misura di sempre all'aperto per lo svedese nell'asta. L'azzurro al primato italiano dei 3000 (7:38.27). Tre migliori prestazioni mondiali 2020. Scotti trionfa nei 400: 45.21 record U23

 

di Nazareno Orlandi

Mai nessuno così in alto nell’asta all’aperto: il Golden Gala Pietro Mennea 2020 è baciato dal 6,15 di Armand Duplantis, il sensazionale primatista del mondo che supera la migliore prestazione di sempre outdoor di Sergey Bubka (6,14 nel 1994) e illumina una stupenda tappa italiana della Wanda Diamond League. Lo svedese ventenne che nella stagione indoor aveva fatto impennare il primato del mondo a 6,18 impressiona anche allo Stadio Olimpico di Roma, purtroppo senza pubblico, firmando la prestazione tecnica più prestigiosa (Memorial Primo Nebiolo), sotto gli occhi del presidente della World Athletics Sebastian Coe e del ministro dello Sport Vincenzo Spadafora, accolti dal presidente FIDAL Alfio Giomi. In chiave azzurra il numero uno è Yeman Crippa (Fiamme Oro). E fa ancora la storia: dopo i record italiani dei 5000 e dei 10.000 si prende anche quello dei 3000 (con 7:38.27, quarto) togliendolo dopo 24 anni a Gennaro Di Napoli (7:39.54). Migliore prestazione mondiale 2020 nei 3000 per l’ugandese Jacob Kiplimo (7:26.64) e per la giamaicana Elaine Thompson-Herah nei 100 metri (10.85/0.2). Vola il norvegese Karsten Warholm che sfiora di nuovo i 47 secondi nei 400hs (47.07), record del meeting. Gli azzurri fanno festa anche con Edoardo Scotti (Carabinieri), ventenne, che regala all’Italia il successo in Wanda Diamond League, per la prima volta nei 400 metri, con il primato italiano under 23 di 45.21. Secondo posto per Gianmarco Tamberi (Fiamme Gialle) nell’alto con 2,27 (primo l’ucraino Andriy Protsenko 2,30, terzo Stefano Sottile delle Fiamme Azzurre con 2,18) e seconda anche Luminosa Bogliolo (Fiamme Oro) nei 100hs con 12.83 (+0.1). Terzo Filippo Tortu (Fiamme Gialle) nei 100 metri con 10.09 (+0.3): successo per il sudafricano Akani Simbine in un interessante 9.96, con Marcell Jacobs (Fiamme Oro) quarto in 10.11. Terzo anche Leonardo Fabbri (Aeronautica) nel peso con 20,69.

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IL MINISTRO - Un Golden Gala Pietro Mennea onorato della presenza del presidente di World Athletics Sebastian Coe e del ministro dello Sport e Politiche giovanili Vincenzo Spadafora: “È una grande emozione darvi il benvenuto allo Stadio Olimpico, al Foro Italico, luogo simbolo dello sport a livello internazionale - le parole del ministro Spadafora - Rientrare in questo stadio è veramente emozionante, anche se manca ancora un pezzo importante come i tifosi. Speriamo di poter ricominciare presto alla loro presenza, in piena sicurezza. Ringrazio il presidente della FIDAL Alfio Giomi e il presidente Sebastian Coe. È una ripresa difficile ma ce la stiamo mettendo tutta. Oggi simbolicamente riscendiamo tutti in pista. In bocca al lupo a tutti gli atleti e permettetemi di esprimere l’orgoglio per i nostri azzurri: mi congratulo con Yeman Crippa per i suoi straordinari record”.

ASTA NELLO SPAZIO - Il “cannibale” azzanna Roma. Alla prima l’asticella balla, cade di un nulla. Alla seconda resta su. Adesso, una domanda: ve lo immaginate il boato dell’Olimpico con 40.000 spettatori? Magari tornerà il prossimo anno per scalare altri centimetri, Armand “Mondo” Duplantis. La stella dell’atletica mondiale incanta il Golden Gala e offre un’altra dimostrazione di talento senza pari, scalzando Sergey Bubka dal trono di miglior saltatore all’aperto della storia (6,14 a Sestriere nel 1994). Lo svedese allenato dal papà Greg scherza a 5,45, va sul velluto a 5,70, passeggia a 5,80, e incappa in una “x” a 5,85. Niente paura, al tentativo successivo fila liscio. Si entra nello “stargate” dei sei metri, misura mitica che all’Olimpico non è stata mai domata da alcun funambolo. Ma Duplantis è di un’altra dimensione e la divora. A quel punto, l’ambizione che aveva dovuto riporre nello zainetto in altre cinque occasioni, prende corpo sotto la Curva Nord: 6,15! ”È folle, è stata una gara lunghissima per me, ma negli ultimi due salti ho trovato il ritmo giusto. Adesso farò un po’ di festa ma resterò sempre concentrato per l’ultima tappa della Diamond League a Doha. Dopodiché… relax e party. Come ho ottenuto questo risultato? Doveva arrivare da tempo. Sentivo sulle spalle la pressione della gente. Mi chiedevano sempre di questo record: ecco, l’ho fatto, così smettono di chiedermelo! Mi dispiace soltanto che oggi non fossero qui con me allo stadio papà e mamma”. Nella storia del Golden Gala, l’asta ha un posto speciale. Da queste parti, erano stati stampati i record del mondo nel 1983 (Vigneron, 5,83), nel 1984 con la lotta titanica tra Vigneron e Bubka (5,91 e 5,94) e nel 2008 dalla zarina Yelena Isinbaeva (5,03). La super sfida si era aperta con una cattiva notizia per i tifosi azzurri: Claudio Stecchi out, fastidio a un ginocchio in riscaldamento e il fiorentino delle Fiamme Gialle fresco di 5,82 ha potuto soltanto assistere alla gara da spettatore. E che gara: oltre al marziano, 5,80 del record belga per Ben Broeders, stessa misura per il filippino Ernest Obiena.

CRIPPA FANTASTICO - Da favola. Magico. Yeman Crippa (Fiamme Oro) completa il “triplete” di record italiani nel mezzofondo, diventando il dominatore incontrastato dei 3000 metri dopo essersi impadronito dei primati dei 5000 (a Ostrava la settimana scorsa) e dei 10.000 (a Doha nella finale mondiale). Lo Stadio Olimpico pieno sarebbe impazzito per il 7:38.27 del fuoriclasse trentino allenato da Massimo Pegoretti, che sfila a Gennaro Di Napoli il primato nazionale dopo ventiquattro anni (era datato 1996 il 7:39.54). Crippa lotta contro i più forti mantenendoli a vista, non strappa, prova giusto un filo a ricucire sul treno dei migliori tre, a tre giri dal termine, ma poi decide di non forzare e di proseguire in solitaria il proprio attacco. Piovono record per i primi tre della classe: l’ugandese Jacob Kiplimo al mondiale stagionale e al primato della Diamond (7:26.64), Jakob Ingebrigtsen al primato norvegese (7:27.05) e vicino al primato europeo, l’australiano Stewart McSweyn al record di Oceania (7:28.02). "Non lo avevo annunciato perché volevo star tranquillo senza mettermi pressioni addosso - afferma Crippa - però il mio obiettivo era venire a fare una bella gara e fare del tutto per centrare il record. All'ultimo giro ho pensato di non farcela, invece poi sono riuscito a trovare le forze per ottenere il record.

Se ci fosse stato il pubblico avrei fatto qualcosa di meno, ma sono sicuro che stavano tifando da casa e questo mi è bastato per fare la gara al massimo". Gli altri azzurri: Osama Zoghlami (Aeronautica) ottavo in 7:48.63, Pietro Riva (Fiamme Oro, 7:50.03), Marouan Razine (Esercito) undicesimo in 7:54.80. Ritirati Mohad Abdikadar (Aeronautica) e Pietro Arese (Safatletica Piemonte).

WARHOLM 47.07 - Record del meeting, ma anche miglior 400 ostacoli mai visto su una pista d’atletica italiana: il precedente era il 47.13 di Edwin Moses a Milano nel 1980. Karsten Warholm è un metronomo tra le barriere dell’Olimpico: 47.07 il suo crono, il nono tempo della storia, un centesimo meglio di domenica a Berlino, due decimi in più del primato personale del “vichingo” norvegese che sta monopolizzando la specialità. E se nel mirino c’era anche il record del mondo di Kevin Young (46.78) l’impressione è - una volta di più - che quel primato del 1992 sia destinato a cadere presto. Il due volte iridato e campione europeo in carica rispetta il copione e scatta come un treno fin dalle prime barriere, scandendo con tredici passi ogni viaggio dall’uno all’altro ostacolo. Impossibile, per tutti, restargli in scia: i più meritevoli sono il francese Ludvy Vaillant (48.69) e l’estone Rasmus Magi (48.72); si difende con estrema dignità anche l’azzurro Mario Lambrughi (Atl. Riccardi Milano 1946) con 49.87, al sesto posto. 

SCOTTI DA URLO - Che spettacolo Edoardo Scotti! Il ventenne dei Carabinieri vive la serata più bella della propria giovane e già vincente carriera - da mettere accanto all’oro mondiale under 20 con la staffetta 4x400 - trionfando in Wanda Diamond League con il super crono di 45.21, migliore prestazione italiana under 23 sottratta dopo dodici anni a Claudio Licciardello (45.25), per diventare il quarto italiano di ogni epoca nel giro di pista alle spalle soltanto di Davide Re (44.77), Matteo Galvan (45.12) e Andrea Barberi (45.19). Gli ultimi cento metri si trasformano nel “rettilineo Scotti”, tanto è potente, elegante, sublime la rimonta conclusiva del campione europeo under 20, che nel finale è imprendibile e risale su tutti gli avversari: 45.25 per Yousef Karam (Kuwait), 45.48 per il polacco Karol Zalewski. Più indietro l’altro azzurro Vladimir Aceti (Fiamme Gialle, 46.28), settimo. L’ultima vittoria italiana al Golden Gala risale ad Antonietta Di Martino nel 2009, nell’alto, ricordando comunque il successo di Andrew Howe nel 2011 in un 200 che non faceva parte del programma Diamond. "Sono molto felice della gara di oggi - esulta Scotti - le sensazioni durante il riscaldamento erano molto buone. Nonostante un inizio un po' più lento del solito, all'ultima curva ho dato il tutto per tutto, sentendo anche qualche incitamento, e ho centrato il tempo. Non mi sono dato per vinto. Ora mi aspetta Grosseto nei 200 metri, nel weekend, e poi spero di poter fare un po' di vacanze".

100: TORTU 10.09, JACOBS 10.11 - SIMBINE 9.96, THOMPSON 10.85 - Con un pizzico di brillantezza in più nell’uscita dai blocchi sarebbe rimasto più vicino ai primi due. Ma desta comunque una buonissima impressione Filippo Tortu (Fiamme Gialle), terzo in Diamond League a Roma con 10.09, a due centesimi da quanto corso due sere fa a Bellinzona. Il vento +0.3 aiuta il giusto, il quarto dei mondiali di Doha Akani Simbine si lascia andare e viaggia forte (9.96), anche l’ivoriano Arthur Cissé è in palla (10.04) e per la scuderia azzurra si distingue in 10.11 anche Marcell Jacobs (Fiamme Oro), quarto. Parla Tortu: “È stata una buona gara, la seconda migliore della stagione e così chiudo un 2020 complicato con il sorriso sulle labbra. Avrei potuto far meglio, ho avuto problemi in partenza ma poi ho corso abbastanza bene. Sono quasi soddisfatto, insomma, e questo mi servirà a preparare la prossima stagione con più determinazione". Nulla da recriminare per Jacobs: “Sono molto soddisfatto di questo tempo, soltanto un centesimo in più dello stagionale. Analizzando la gara sono partito molto bene rispetto alle ultime uscite, poi ho avuto un calo di energie negli ultimi 10 metri che non mi ha permesso di attraversare l'arrivo nel migliore dei modi. Sono felice però di aver chiuso la stagione qui, a casa mia, perché ormai Roma è la mia casa". Roma, appunto: la città che regala al mondo il miglior 100 femminile dell’anno. Lascia la terza firma in carriera all’Olimpico l’olimpionica Elaine Thompson-Herah che sfreccia in 10.85 (0.2) nella prima gara del 2020 fuori dalla Giamaica e opera “distanziamento fisico” dalla statunitense Aleia Hobbs (11.12) e dall’ivoriana Marie-Josèe Ta Lou (11.14). Settima e felice Anna Bongiorni (Carabinieri) in 11.38: “Fare questo tempo a fine stagione con vento praticamente nullo è super gratificante. Che emozione, anche se con lo stadio vuoto!”.

OSTACOLI: BOGLIOLO 12.83 - Stasera la partenza è da maledire. Ma cosa si può dire di questa Luminosa Bogliolo? Sempre lì, su crono di qualità, costante come poche, in attesa del guizzo decisivo per il record italiano. Contro l’olandese Nadine Visser (12.72/+0.1), la ligure delle Fiamme Oro è seconda con 12.83 precedendo la statunitense Payton Chadwick (12.89). "Sono abbastanza soddisfatta di questa gara, ci tenevo tanto a fare una gran prestazione in casa, non è andata esattamente come speravo ma comunque ripeto, sono soddisfatta". Nuovo progresso sul personale, e di conseguenza è migliore prestazione italiana under 23 per Elisa Di Lazzaro (Carabinieri) che scende a 13.05, per la sesta piazza: "Mi aspettavo di fare un po’ meglio. Le sensazioni erano buone prima della gara ma per il sub-13 ci riproverò l’anno prossimo". Al maschile, 110hs di marca britannica: Andrew Pozzi in 13.15 (+0.1) brucia gli statunitensi Aaron Mallet (13.23) e Freddie Crittenden (13.31). Per gli azzurri il sesto posto di Lorenzo Perini (Aeronautica), 13.61, e il nono di Paolo Dal Molin (Fiamme Oro) in 13.70.

ALTO: TAMBERI 2,27 - La lasciamo raccontare a Gianmarco Tamberi (Atl. Vomano): "È stata una gara complicata. I primi salti sono stati osceni, sembrava dovessi uscire a 2,15, poi sono riuscito a tirare fuori qualcosa e arrivare a 2,27. È uscita una gara decente. Se lo merita il Golden Gala. Mi dispiace solo per una stagione in cui obiettivamente cercavo altre misure.

Comunque sto bene e questo è importante per il futuro". Il campione europeo indoor chiude al secondo posto con il 2,27 graffiato al terzo tentativo. Poi cerca 2,30 ma dato che Andriy Protsenko la salta al primo colpo, decide di dedicare i restanti due tentativi a 2,32: non va. E può brindare l’ucraino. La posizione finale è buona (terzo), la misura meno (2,18), per Stefano Sottile (Fiamme Azzurre) che cede a 2,21. “Mi sentivo leggermente meglio di Ostrava soprattutto sugli ultimi salti ma comunque molto spento - le parole del piemontese - non mi riesco ad attivare in gara e neanche in allenamento. Dovrò capire la motivazione”.

PESO SENZA ACUTI - Un lancio discreto (20,69) e poi cinque nulli: Leonardo Fabbri (Aeronautica) non sfrutta la grande opportunità dell’Olimpico e resta lontano dalle misure che ormai si è cucito addosso. Peccato, ma ci può stare. La sua stagione resta formidabile, immortalata dal 21,99 di Padova. Dispiace, quello sì, soprattutto perché avrebbe potuto infilare nel curriculum una perla in Diamond League considerato che per la vittoria è bastato il 21,09 dello statunitense Nick Ponzio. "Sono parecchio deluso perché almeno 21 metri ero in grado di farli - ammette Fabbri - Ero un po' stanco, avevo le gambe non molto brillanti. I lanci erano veramente lunghi, ma se non stai in pedana è inutile. Servirà da lezione per il futuro e ripartirò per il prossimo anno con tanta grinta in più". Doppietta Usa completata da Payton Otterdahl con 20.85. Gli altri italiani: settimo Zane Weir (Enterprise Sport & Service, 19,43), ottavo Lorenzo Del Gatto (Carabinieri, 18,27), nono Vincenzo D’Agostino (Avis Barletta, 17,17). 

DOPPIETTA OLANDA - Serata “orange” nel giro di pista al femminile, e non importa che ci siano barriere oppure no: è comunque un trionfo per le olandesi. Femke Bol non sbaglia. La ventenne rivelazione dell’anno dei 400hs scende di nuovo sotto i 54 secondi e avvicina il suo miglior tempo mondiale del 2020: oggi 53.90 a poco più di un decimo dalla “world lead” (53.79) con una distribuzione intelligente. Distanzia così il duo ucraino Ryzhykova (54.54) e Tkachuk (54.93). Non può festeggiare Ayomide Folorunso (Fiamme Oro) che colpisce il penultimo ostacolo, perde l’assetto e affronta un rettilineo finale tutto in salita (56.58, ottava). "Steccare così mi fa incavolare perchè non ho colto questa opportunità - le sue parole - Stavo bene fisicamente e mentalmente e dovevo mettere in pratica i nuovi dettagli tecnici che ho provato in queste settimane". Sotto i 51 secondi nei 400 metri con il miglior tempo d’Europa dell’anno: la 22enne olandese Lieke Klaver in 50.98 sorprende la favorita polacca Justyna Swiety-Ersetic, terza in 51.94, battuta anche dalla lituana Agne Serksniene (51.80). Ottime conferme per le due azzurre Alice Mangione (Atl. Brescia 1950 Metallurgica San Marco) e Rebecca Borga (Fiamme Gialle). La siciliana Mangione che aveva debuttato in Wanda Diamond League con il quinto posto di Bruxelles, è ottava sull’anello dell’Olimpico correndo in 52.78, a otto centesimi dal crono che le ha consegnato il titolo italiano a Padova: "C'era un livello alto, però sono soddisfatta del mio tempo anche se noi atleti non ci accontentiamo mai. È stata dura rimanere attaccata alle altre perchè sono davvero forti, ma questo non mi scoraggia, anzi mi gasa di più per fare meglio l'anno prossimo". La veneta Borga accarezza a sua volta il personale con 52.88 a quattro centesimi dal proprio limite: "Sono abbastanza contenta della gara, è il mio secondo tempo di sempre - spiega - ho cercato di rimanere il più possibile attaccata al gruppo essendo in prima. Nel complesso sono contenta di come l’ho gestita".

LEVCHENKO 1,98 - L’alto dell’Olimpico (nella “casa” del record del mondo della Kostadinova che resiste dai Mondiali 1987, l’intatto 2,09) si preannunciava un derby tra ucraine. Ed è così. Yuliya Levchenko è perfetta fino a quota 1,98, segnando un percorso netto di sei salti e sei misure afferrate. Yaroslava Mahuchikh sbaglia una volta a 1,92, oltrepassa 1,95 alla prima e commette tre errori a 1,98: è seconda. Della partita anche la sorridente australiana Nicola McDermott che però saluta con tre “x” a 1,98, e con 1,95 all’attivo, come la svedese Erika Kinsey. Rimasta da sola in gara, Levchenko dà anche l’assalto alla migliore prestazione mondiale stagionale ma il 2,01 resta un tabù. Il Golden Gala non mette le ali ad Elena Vallortigara (Carabinieri), 1,80 alla prima prova e poi tre errori a 1,84 (settima). Una chiusura di stagione che non può soddisfarla. “Mi aspettavo una gara migliore di quella che è stata, ossia di fare lo stagionale migliorando l'1,88 degli Assoluti. Non è andata così - il commento della 28enne vicentina che si allena a Siena - ora si riparte per l'anno prossimo e speriamo bene per l'Olimpiade”. Non gareggia, invece, Desirèe Rossit (Fiamme Oro).

800 - Il duello scozzese degli 800 è di Jemma Reekie (1:59.76). Più che Laura Muir (terza, 2:00.49), è la norvegese capolista mondiale Hedda Hynne (2:00.24) a impensierirla. Le italiane si godono l’esperienza: Elena Bellò (Fiamme Azzure) ottava in 2:02.10, è decima invece Eleonora Vandi (Avis Macerata) con 2:03.17. Bellò: “Il primo 100 era forte, anche il 200, poi in curva hanno rallentato molto e mi sono trovata chiusa nel cordolo. Alla fine non ho corso male e ho fatto anche un buon finale, ma ero venuta per fare il personale e non ho centrato l'obiettivo”. Vandi: “È stata una prova un po’ più lenta del previsto. Non l’ho gestita bene. Devo imparare a correre meglio quando escono gare così”.

(hanno collaborato Federico Pasquali e Chiara Montesano)

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Duplantis con il presidente FIDAL Alfio Giomi e il presidente World Athletics Sebastian Coe (foto Colombo/FIDAL)


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